Rubrica radiofonica quindicinale in diretta su RVS, dedicata al commento e all’analisi delle notizie del giorno all’interno della trasmissione di attualità condotta da Claudio Coppini e Roberto Vacca.
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GIOVEDÌ 29 OTTOBRE
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dalla sconfitta di Netanyahu e la possibilità di una svolta per la pace, alla manovra economica senza visione, fino alle tensioni tra governo e magistratura: un’intervista che mette a nudo le contraddizioni del potere e richiama la politica alle sue responsabilità democratiche e sociali.
I temi affrontati nella puntata odierna:
ISRAELE: LA SCONFITTA DI NETANYAHU E IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA
Quello che non si dice – Le cose che non si dicono spesso si camuffano. Dietro le letture parziali dei risultati elettorali israeliani emerge un dato politico chiaro e netto: la sconfitta del blocco guidato da Netanyahu. La coalizione passa da 68 a 53 seggi sui 120 della Knesset, mentre i partiti arabi, espressione in larga parte della popolazione palestinese con cittadinanza israeliana, conquistano 19 seggi. Un risultato storico che apre scenari politici nuovi.
Il coraggio di scegliere la pace – Eisenkot avrà il coraggio di voltare pagina, aprendo un dialogo con i partiti arabi-palestinesi? Oppure prevarrà la strada di un governo di unità nazionale, che rischierebbe di rappresentare una scelta sbagliata e rovinosa? Il futuro di Israele passa da una condizione essenziale: la pace. La richiesta di fermare le demolizioni delle abitazioni palestinesi è una condizione minima ed elementare di tutela dei diritti, da accogliere senza esitazioni. Solo una svolta politica fondata sulla pace può garantire realmente democrazia e libertà.
Oltre l’odio, un progetto comune – Il richiamo del regista israeliano Amos Gitai — «Non tutto è perduto» — indica una prospettiva: costruire un progetto comune capace di andare oltre l’odio. Perché geopolitica ed etica delle relazioni devono procedere di pari passo, alimentandosi reciprocamente.
ITALIA – MANOVRA ECONOMICA: UN PO’ A TUTTI, NIENTE A NESSUNO
Il vizio della Seconda Repubblica – Anche nella manovra economica prevale ciò che non si dice o si camuffa. Una finanziaria da circa 26 miliardi che ripropone la maledetta logica della Seconda Repubblica: «Un po’ a tutti, niente a nessuno». Interventi frammentati, incapaci di affrontare i grandi nodi strutturali del Paese.
Le risorse senza un progetto – Assistiamo al progressivo disfacimento di quello che è stato uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, mentre scuola, energia e innovazione attendono risposte strutturali.
Se anche soltanto 25 miliardi fossero concentrati su una di queste grandi priorità, potrebbero produrre un cambiamento significativo. È questa la provocazione politica: non distribuire risorse in mille interventi, ma scegliere una direzione e costruire un progetto capace di trasformare il Paese.
GIUSTIZIA: LE GARANZIE NON POSSONO DIPENDERE DA CHI SEI
Il caso Youssef Siher: la separazione dei poteri non è negoziabile – Le polemiche sulla scarcerazione di Youssef Siher e le critiche della Presidente del Consiglio alla magistratura richiamano un principio fondamentale: nelle democrazie avanzate i poteri devono restare distinti. Il capo del governo non può sostituirsi al giudice nel valutare una decisione giudiziaria. Le parole di Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, richiamano proprio il rispetto degli istituti giuridici e delle garanzie dello Stato di diritto.
Una scala di garanzie uguale per tutti – Il problema è anche culturale. Se immaginiamo una scala delle garanzie da zero a cento, troppo spesso il cittadino comune sembra collocarsi in basso, mentre la tutela cresce quando sono coinvolti personaggi potenti, imprenditori, politici o esponenti della criminalità organizzata. Ma in uno Stato di diritto le garanzie devono essere “cento” per tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, economica o personale. Nel caso di Youssef, è stato il giudice a esercitare la propria funzione di garanzia, valutando i fatti alla luce delle norme penali.
La giustizia non segue la convenienza politica – L’ordinamento punisce l’istigazione a commettere determinati reati quando ne ricorrono i presupposti. Ma non basta un giudizio politico sulla gravità delle parole pronunciate: occorre verificare la condotta concreta e i requisiti previsti dalla legge. La giustizia non può cambiare misura a seconda della persona coinvolta o delle convenienze del potere.



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