GIOVEDI’ 29 GENNAIO
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dal disastro annunciato di Niscemi alle nuove tensioni internazionali, l’intervista mette a nudo il fallimento dell’improvvisazione politica e l’urgenza di una nuova governance fondata su legalità, sicurezza e sviluppo sostenibile.
I temi affrontati nella puntata odierna:
NISCEMI, UN DISASTRO ANNUNCIATO
Promesse e improvvisazione – Quello di Niscemi è un disastro annunciato. Ancora una volta fari accesi e promesse che si sprecano, mentre abusivismo e improvvisazione prendono il posto della pianificazione. Non esiste un sistema di depurazione adeguato se le acque non vengono correttamente convogliate, così come non può reggere un territorio attraversato da un corso d’acqua critico come il torrente Benefizio, mai realmente regimentato.
Trent’anni di fondi senza progetti – Dal 1997 sono stati stanziati circa 25 milioni di euro, ma quelle risorse sono rimaste in gran parte inutilizzate. Un dato che è diventato il simbolo di decenni di fallimenti progettuali e politici, segnati da pressapochismo, rimpallo di responsabilità e da una burocrazia che non vive di meritocrazia ma di acquiescenza al potere politico.
Territorio fragile e verità scomode – Il contesto urbano è degradato e il sistema geologico fragile. La verità, anche se scomoda, era già stata detta: una parte del paese va spostata e ricollocata. Ma non con soluzioni emergenziali: serve una scelta fondata su legalità e sviluppo sostenibile, sociale e ambientale, con edilizia sicura, servizi e infrastrutture adeguate. La prevenzione non è una resa, ma un atto di responsabilità.
Risorse da usare, priorità da cambiare – Le risorse ci sono e vanno utilizzate bene. Il PNRR rischia di essere un’occasione sprecata se non è accompagnato da progetti seri e cantierabili. In questo quadro, mentre si alimenta una discussione spesso propagandistica sul ponte sullo Stretto, le vere emergenze restano il dissesto idrogeologico e le infrastrutture per la sicurezza, che incidono direttamente sulla vita delle persone.
GUERRE, POTERE E CRISI DELLA GOVERNANCE GLOBALE
Nuovi conflitti che si sommano – Sul piano internazionale lo scenario si fa ancora più cupo. Trump si prepara a un possibile attacco all’Iran, mentre la Cina risponde sul piano strategico. Come se non bastassero Ucraina, Gaza e le tante guerre dimenticate, il rischio è che si apra un nuovo fronte, allargando ulteriormente il conflitto globale.
Il paradosso del potere – Colpisce il paradosso di chi ambisce al Nobel per la pace mentre produce conflitti. Dentro gli Stati Uniti, con violazioni dei diritti umani e garanzie minime che saltano; fuori, alimentando tensioni e instabilità. Dio denaro e dio potere sembrano aver preso il sopravvento.
Avventurieri e fine delle regole – Siamo di fronte a leadership avventuristiche, che non hanno nulla a che spartire con la democrazia. La vecchia governance globale è saltata, ma quella che si sta affermando appare ancora più pericolosa, fondata sulla forza e sull’arbitrio.
Una nuova governance da costruire – Da qui la necessità di coltivare una nuova idea di governance, diversa dal semplice governo: non l’esercizio del potere dall’alto, ma la capacità di orientare le scelte collettive coinvolgendo cittadini, corpi intermedi e istituzioni, costruendo consenso e responsabilità condivisa. È questa la direzione indicata dall’iniziativa di Padova del 30 gennaio (per i dettagli sull’iniziativa clicca qui), con le reti sociali e i federalisti europei, per rilanciare l’idea degli Stati Uniti d’Europa come risposta politica alla crisi globale.
GIOVEDI’ 15 GENNAIO
Nella prima intervista del 2026, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Tra guerre che si estendono e sicurezza strumentalizzata, l’intervista indaga il prezzo della regressione politica.
Tra i temi affrontati nella puntata odierna:
IL FALLIMENTO DEI NAZIONALISMI E IL RITORNO DELLA LEGGE DELLA FORZA
Guerre che si moltiplicano. Il mondo è attraversato da guerre e rumore di guerre che non si spengono, ma si moltiplicano. A Ucraina e Gaza, e a oltre cinquanta conflitti dimenticati, si aggiungono oggi nuovi fronti come l’Iran e la Groenlandia, con lo scontro tra Stati Uniti e Danimarca e l’ipotesi di un coinvolgimento militare europeo. Il conflitto si estende, mentre cresce la confusione alimentata dalla propaganda.
La scelta regressiva. Per orientarsi serve un criterio chiaro. Dopo la Seconda guerra mondiale si era tentato di regolare e spegnere i conflitti attraverso gli organismi internazionali, a partire dall’ONU. Ma l’ONU si è progressivamente indebolita, perdendo forza e autorevolezza. Di fronte a questa crisi c’erano due strade: una progressiva, di rafforzamento delle istituzioni comuni, e una regressiva, basata sulla forza. È stata scelta la seconda.
Il ritorno della forza. Il risultato è il ritorno a una logica “bestiale”, in cui la potenza prende il posto del diritto. La linea seguita da Trump, Putin e Xi non è quella della democrazia, ma quella degli interessi economici, della strumentalizzazione e del delirio di onnipotenza. Una deriva che mette a rischio il destino stesso dell’umanità.
Il paradosso sovranista. Anche il sovranismo, quando proclama “prima di tutto noi”, rischia di produrre l’effetto opposto: indebolire la sovranità. In questo quadro l’Italia corre il pericolo di diventare marginale, se non subalterna, alle grandi potenze. Il richiamo a Luigi XIV — “lo Stato sono io” — descrive bene il punto di regressione a cui stiamo arrivando.
SICUREZZA, UN DIRITTO DA GOVERNARE NON DA USARE
La sicurezza come diritto. Il tema va affrontato con un principio di fondo: la sicurezza è un diritto di nuova generazione e come tale va trattata con serietà, senza sottovalutazioni ma anche senza strumentalizzazioni politiche.
Giovani, non bersagli. Sul fronte dei giovani, è giusto vietare l’accesso alle armi, ma è sbagliato considerarli solo un problema. I giovani sono una risorsa e hanno bisogno di opportunità: cultura, sport, spazi di crescita. La diseguaglianza produce invece giovani arrabbiati e marginalizzati da un lato, e giovani privilegiati dall’altro, alimentando fratture profonde.
Territori scoperti. C’è poi il tema delle forze dell’ordine: il bisogno di sicurezza nei territori è reale, ma gli organici sono insufficienti. L’ANCI chiede almeno una pattuglia notturna ogni 25 mila abitanti, mentre chi va in pensione non viene sostituito adeguatamente.
Trasparenza, non zone grigie. Infine, forte contrarietà all’ipotesi di operazioni sotto copertura nelle carceri. L’esperienza dimostra che producono opacità e collusioni. Le carceri non devono diventare luoghi di intrallazzi: la sicurezza si costruisce nella trasparenza, non nelle zone grigie.