VENERDÌ 2 OTTOBRE
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dalla questione sociale alla pena di morte, fino alla lotta all’antisemitismo, l’intervista richiama la politica al suo compito più alto: difendere la dignità umana, senza cedere alla crudeltà, alle disuguaglianze e alla strumentalizzazione dei diritti.
I temi affrontati nella puntata odierna:
QUESTIONE SOCIALE: LA POLITICA TORNI AL SUO DOVERE
Diseguaglianze ormai insopportabili – La questione sociale è esplosa e richiama la politica al suo dovere. Il ceto medio-basso è in condizioni sempre più critiche e le diseguaglianze si sono moltiplicate: di reddito, generazionali, di genere e territoriali, con le aree interne sempre più penalizzate. A questo si aggiungono il caro energia e gli effetti del cambiamento climatico, mentre questioni profonde come dipendenze e mafie vengono troppo spesso trascurate, mettendo in ginocchio lo sviluppo e la forza stessa delle democrazie.
L’“Italietta” da sola non ce la fa – La questione sociale non può più essere affrontata soltanto in chiave nazionale. Ma la risposta non è questa Europa: è l’Europa federale, l’unica dimensione in grado di costruire politiche sociali, economiche ed energetiche all’altezza della crisi. L’Italia, invece, si rivolge all’Europa con il passo sbagliato: strizza l’occhio a Trump, alimenta pulsioni antieuropeiste e contemporaneamente pretende da Bruxelles margini di manovra e flessibilità. Intanto il debito pubblico resta sopra i tremila miliardi e continua a pesare sulle possibilità di intervento del Paese.
La politica guarda al potere, non alla questione sociale – Eppure la questione sociale continua a non essere la priorità. Il governo concentra il confronto su riforme che riguardano soprattutto gli equilibri del potere, a partire dalla legge elettorale. È un vecchio vizio dell’“Italietta”: avvicinandosi alle elezioni, si prova a costruire il sistema elettorale più conveniente per vincerle. Ma questo nuovo risiko potrebbe trasformarsi in un problema per la stessa maggioranza.
CHRISTA PIKE: LA CRUDELTÀ NON È GIUSTIZIA
La vicenda di Christa Pike, sopravvissuta a due somministrazioni durante il tentativo di esecuzione, mostra nella sua forma più brutale che cosa sia la pena di morte: una tortura disumana inflitta dallo Stato. Non c’è giustizia nella sofferenza deliberatamente amministrata a una persona inerme, qualunque sia la gravità del crimine commesso.
La pena capitale appartiene a una concezione della giustizia che Stati maturi e civili devono avere il coraggio di abbandonare definitivamente. Quando è lo Stato a programmare la morte e a trasformarla in una procedura, la pena non restituisce umanità alla vittima e non rende più giusta la società.
Tornano allora le parole pronunciate da Sánchez all’ONU: ignoranza, egoismo e crudeltà. È soprattutto quest’ultima a descrivere ciò che è accaduto. La crudeltà non è giustizia. È disumanità.
ANTISEMITISMO: COMBATTERLO SENZA STRUMENTALIZZAZIONI
Un tema da affrontare con coscienza e responsabilità – Il presidio davanti a Montecitorio contro il disegno di legge sull’antisemitismo, al quale aderisce anche Amnesty International, pone una questione delicatissima. L’antisemitismo va contrastato con assoluta fermezza, ma proprio per questo il tema deve essere affrontato con coscienza, responsabilità e senza strumentalizzazioni.
IHRA e Dichiarazione di Gerusalemme: due approcci diversi – La definizione IHRA individua correttamente l’antisemitismo come odio verso gli ebrei e contempla anche manifestazioni riferite a Israele; proprio l’ampiezza di alcuni esempi ha però alimentato il timore che possa essere utilizzata per comprimere la critica politica alle azioni dello Stato israeliano. La Dichiarazione di Gerusalemme prova invece a tracciare più nettamente il confine: contrastare senza ambiguità odio e discriminazione contro gli ebrei, distinguendoli dalla critica a Israele, al sionismo e dalle rivendicazioni dei diritti dei palestinesi.
Il caso NAZA: quando il confine diventa decisivo -Il documentario NAZA, realizzato dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, mostra quanto questa distinzione sia concreta. Il film indaga, attraverso testimonianze di militari e membri dell’intelligence israeliana, i sistemi utilizzati negli attacchi a Gaza. I suoi autori hanno subito durissimi attacchi politici in Israele, fino alle richieste di revocarne la cittadinanza.
È proprio qui che bisogna essere rigorosi: combattere l’antisemitismo senza trasformare la critica alle politiche di uno Stato in antisemitismo. Altrimenti si rischia non soltanto di comprimere la libertà di espressione, ma anche di indebolire la stessa battaglia contro l’antisemitismo.