MARTEDÌ 21 LUGLIO
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dalla morte di Fakir alla violenza delle baby gang, fino alla questione sociale e alla pace, emerge una stessa responsabilità della politica: proteggere le persone, prevenire i conflitti e rimuoverne le cause.
I temi affrontati nella puntata odierna:
SICUREZZA, GIUSTIZIA E RESPONSABILITÀ: LA POLITICA DEL GIORNO PRIMA
Il caso Fakir: lo Stato deve proteggere – La morte di Fakir, avvenuta mentre era sotto la protezione dello Stato, impone una riflessione profonda. La storia del diritto insegna da secoli che lo Stato può ricorrere alla forza solo in casi eccezionali: la sua vera missione è proteggere. Le parole della nipote, che chiede verità, giustizia e rispetto, e quelle della sorella, che prende le distanze dagli episodi di violenza avvenuti durante le manifestazioni, indicano la strada da seguire.
La promessa mancata – C’è poi un fatto politico. La sicurezza è stata promessa, ma non è arrivata. Il rischio è nascondersi dietro lo scudo penale, trasformando le forze dell’ordine in uno strumento di propaganda anziché metterle nelle condizioni di operare con professionalità, risorse, formazione e stipendi adeguati.
Oltre la demagogia – La sinistra deve tornare a misurarsi con il tema della sicurezza, senza lasciare spazio alle semplificazioni e alla demagogia delle destre. La sicurezza non può essere declinata contro i diritti e le garanzie: deve essere esercitata in modo intelligente, attraverso un sistema integrato fondato sulla prevenzione, sul rigore, sulla rapidità dell’applicazione della giustizia, sulla rimozione delle cause sociali e urbanistiche del disagio e sul disarmo del linguaggio politico e dei social. La sicurezza è un dovere dello Stato.
Baby gang: intervenire il giorno prima – Le operazioni di polizia sono necessarie, ma rappresentano la risposta del giorno dopo. Come nell’antimafia, la vera sfida è intervenire il giorno prima, costruendo gli anticorpi della società prima che la criminalità attecchisca. Dietro il fenomeno delle baby gang c’è un cedimento educativo e culturale profondo. È lì che la politica deve investire, se vuole prevenire davvero la violenza e non limitarsi a rincorrerla.
IL NEOLIBERISMO E LA QUESTIONE SOCIALE
Burnham, nuovo Primo Ministro britannico, prende posizione contro il neoliberismo – L’apertura del premier britannico rappresenta un segnale importante. Il neoliberismo vive una sorta di delirio di onnipotenza che investe non solo l’economia, ma anche la cultura e la protezione dei potenti. Un modello regressivo che produce povertà, guerre e danni all’ambiente.
UNA CHIESA “DISARMATA E DISARMANTE”
Le parole di Papa Leone su una Chiesa «disarmata e disarmante» indicano una scelta di fondo. Chi le contesta finisce per immaginare una Chiesa come instrumentum regni, al servizio del potere e degli interessi dei potenti.
La vocazione delle Chiese è invece quella di essere un faro di pace, giustizia e salvaguardia del creato, mai uno strumento delle logiche di forza.
GIOVEDÌ 9 LUGLIO
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dalla guerra in Ucraina alla dignità del lavoro, l’intervista richiama una stessa esigenza: superare la logica della forza e costruire un’Europa federale capace di garantire pace, sicurezza e giustizia sociale.
I temi affrontati nella puntata odierna:
UCRAINA, NATO E LA NECESSITÀ DELL’EUROPA FEDERALE
La guerra chiama guerra – Alla chiusura del vertice NATO di Ankara, il Baltico si conferma uno dei punti più delicati dello scenario internazionale. Finché la guerra in Ucraina resterà aperta, il rischio di un progressivo allargamento del conflitto continuerà a incombere. La guerra chiama guerra. Per questo occorre fare di tutto, sul piano diplomatico e nel rispetto del diritto internazionale, perché si arrivi a una pace giusta e duratura.
La risposta è l’Europa federale – La guerra ha dimostrato che l’attuale modello non è più sufficiente. Aumentare la spesa militare di 27 eserciti nazionali, come richiesto dalla NATO, significherebbe mettere in crisi il welfare e la coesione sociale europea. La vera risposta è completare il percorso verso un’Europa federale, capace di garantire sicurezza comune, autonomia strategica e stabilità. Quello che fino a ieri sembrava un sogno è ormai una necessità.
La logica della forza non costruisce la pace – L’accoglienza riservata a Zelensky ad Ankara e il mutato atteggiamento di Trump mostrano una dinamica preoccupante: si tende a rispettare chi appare più forte sul piano militare o strategico. È la stessa logica che emerge anche nei rapporti con la Cina. Ma una pace fondata sull’equilibrio della forza non è un passo avanti: è la sopravvivenza della legge del più forte, non del diritto.
CAPORALATO: IL MONDO DEL LAVORO È IN GINOCCHIO
Una condanna che richiama tutti – La condanna di Lovato a sedici anni riporta al centro il dramma del caporalato. Nelle campagne tornano sfruttamento e forme di schiavitù moderna, mentre le mafie continuano a prosperare. Troppo spesso al lavoro vengono negati reddito, dignità e sicurezza.
Serve cambiare modello – Il problema non riguarda solo l’agricoltura ma l’intero modello di sviluppo. Fabbriche dove si lavora a temperature insostenibili, piccole imprese lasciate sole e innovazione tecnologica che non viene utilizzata per migliorare le condizioni dei lavoratori mostrano una crisi più profonda, senza che vi sia una reale percezione della gravità della situazione.
Il salto di qualità della governance – I governi nazionali possono incidere, ma solo fino a un certo punto. L’esempio della Spagna dimostra che politiche diverse possono produrre salari più alti e maggiori tutele. Tuttavia, il vero salto di qualità richiede una governance europea capace di garantire lavoro, reddito, sicurezza e diritti. Anche in questo caso, la prospettiva è quella dell’Europa federale, come nuovo modello di governo delle grandi sfide.
MERCOLEDÌ 1 LUGLIO
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dalla Costituzione americana al diritto internazionale, fino all’unità della Chiesa e alla lotta alle mafie: l’intervista richiama la necessità di difendere le regole che custodiscono la democrazia da ogni deriva eversiva.
I temi affrontati nella puntata odierna:
COSTITUZIONI E DEMOCRAZIA: LO SCHIAFFO A TRUMP
La Costituzione viene prima del potere – La decisione della Corte Suprema americana sullo ius soli rappresenta una battuta d’arresto per Trump. Il dato più significativo è un altro: la maggioranza dei giudici è di orientamento conservatore e molti sono stati nominati proprio da Trump. Eppure hanno scelto di non violare in modo così palese e eversivo la Costituzione americana. È una lezione che parla a tutte le democrazie.
Le Costituzioni non si stracciano – Le Costituzioni hanno una sacralità, una profonda pregnanza etica e valoriale. Sono nate per custodire la democrazia, garantire l’equilibrio tra i poteri e contenere il potere dell’esecutivo. Si possono modificare, ma solo seguendo la via maestra prevista dalle stesse Costituzioni, mai tentando di stracciarle per rafforzare il potere di chi governa. Prima di mettervi mano bisogna pensarci cento volte. La vera priorità della politica non è cambiare le regole del potere, ma affrontare la drammatica questione sociale che attraversa oggi tutto l’Occidente.
CRISI CLIMATICA E FRAGILITÀ DELL’UMANITÀ
Terremoti, crisi climatica e guerre raccontano una condizione umana e ambientale sempre più fragile. È un richiamo rivolto ai cittadini e alle classi dirigenti: serve il coraggio di scegliere la strada della giustizia, dell’umanità e della salvaguardia del creato.
GAZA: RIPARTIRE DAL DIRITTO INTERNAZIONALE
Il diritto internazionale nasce dalle tragedie delle due guerre mondiali e non può essere sacrificato. Occorre restituire centralità all’ONU, garantire la protezione dei civili, l’arrivo degli aiuti umanitari e rilanciare la prospettiva dei due Popoli, due Stati. L’Italia può ritrovare autorevolezza solo dentro l’Europa , evitando iniziative solitarie che la recente esperienza dei rapporti tra Meloni e Trump ha dimostrato essere inefficaci.
LE SPINTE EVERSIVE NON RISPARMIANO LE CHIESE
L’appello del Papa davanti al rischio di scisma apre una riflessione che va oltre la dimensione religiosa. Così come in politica esistono spinte eversive contro le Costituzioni, anche nelle Chiese emerggono correnti che cercano di sovvertire il cammino di apertura sui diritti e sulla società. L’unità va custodita, ma non può trasformarsi in una resa alle spinte eversive: deve essere un percorso di crescita e maturazione comune.
ATTENTATO A RANUCCI: LA VERITÀ VA OLTRE GLI ESECUTORI
Gli arresti per l’attentato contro Sigfrido Ranucci rappresentano un passaggio importante, ma la storia dell’antimafia insegna che non basta fermarsi agli esecutori. Da Portella della Ginestra fino alle stragi del 1992-1993, troppo spesso i mandanti e i livelli superiori delle responsabilità sono rimasti nell’ombra. La ricerca della verità non può interrompersi qui.
A Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia va una vicinanza che nasce prima di tutto dall’umanità. Chi ha vissuto sulla propria pelle la violenza, le minacce e il peso di certi momenti sa che ci sono esperienze che superano le parole: anche quando si cerca di raccontarle pubblicamente, il linguaggio non riesce a contenerne il peso.