LUNEDI 25 NOVEMBRE
Nella diretta RVS di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
I temi affrontati nella puntata odierna:
- Violenza sulle donne: non basta più reagire, serve cambiare la società
I dati Istat sono devastanti: 6,4 milioni di donne hanno subito violenza nel corso della vita, quasi una su tre. Dall’inizio dell’anno 60 donne uccise, senza distinzione di età, territorio o condizione sociale. Una realtà che non può essere affrontata con il solito controcanto dopo ogni tragedia.
La politica deve smettere di subire ciò che accade e assumersi la responsabilità di trasformare la società. Serve cambiare la classe dirigente, con più presenza femminile nei processi decisionali, e un salto di qualità operativo: integrare educazione, prevenzione e repressione.
Il nodo resta il “brodo di cultura” da prosciugare: l’intervento deve iniziare dai bambini, agendo sul piano educativo prima ancora che su quello emergenziale.
- Regionali: la Campania ribalta i pronostici e rivela la crisi della politica
Per capire davvero il voto, occorre guardare alla Campania, molto più che alla Puglia e al Veneto dove il risultato era scontato. Qui si pensava che il centrodestra potesse riaprire la partita — con un forte impegno di Meloni — ma Fico ha vinto e lo ha fatto con chiarezza.
La vicenda conferma che quando i due blocchi principali sono uniti, la partita è aperta. Lo scossone è stato tale da spingere la Presidente del Consiglio a parlare apertamente di cambiare la legge elettorale.
Sul fondo resta il dato più allarmante: il fortissimo astensionismo, sintomo della malattia più grave della politica, a cui si aggiunge la crisi dei partiti, ormai fagogitati dalla logica dell’“io comunicativo”, dove prevale l’immagine personalistica sulla partecipazione reale.
- Russia–Ucraina: il piano dei 19 punti e l’Europa che può incidere (se cambia davvero)
Il nuovo piano dei 19 punti nasce come estensione dell’impianto iniziale attribuito all’asse Trump–Putin, ma l’intervento europeo “in zona Cesarini” dimostra che quando è unita, l’Europa può incidere .
È un processo di pace travagliato, mentre la situazione internazionale resta aperta:
- la Cina non ha ancora “calato l’asso”, ricalibrando i rapporti di forza;
- negli Stati Uniti permane una postura ambigua;
- e in Ucraina si scaricano in modo violento le contraddizioni dell’attuale ordine mondiale.
Ora serve costruire la pace più giusta possibile e, subito dopo, un cambio di passo: solo un’Europa più federale, con una vera capacità di azione internazionale, può intervenire sugli equilibri globali e prevenire nuove instabilità.
LUNEDI 17 NOVEMBRE
Nella diretta RVS di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
I temi affrontati nella puntata odierna:
Mattarella: la guerra di aggressione come crimine e il ritorno dei “dottor Stranamore”
Il discorso di Mattarella in Germania è stato dirompente: ha definito la guerra di aggressione un crimine e denunciato il ritorno di troppi “dottor Stranamore” che alimentano nuovi conflitti. Un richiamo fermo al diritto internazionale che risuona nel giorno della risoluzione ONU su Gaza, ricordando che i civili sono le prime vittime e che fame, diseguaglianze e bombardamenti non possono diventare normalità.
Il monito è chiaro: la comunità internazionale non può limitarsi a condannare e un’Europa divisa in 27 eserciti non potrà mai incidere, nemmeno sul fronte israelo-palestinese. Per contare davvero serve un’Europa più federale, mentre l’ONU resta fragile e spesso incapace di far rispettare le proprie risoluzioni.
Finanziaria: tra propaganda, condoni e nodi strutturali ignorati
La manovra arriva in Parlamento con migliaia di emendamenti destinati a essere ridotti, segno di un dibattito confuso che fatica a entrare nel merito, tra cui il consueto condono: una misura più utile al consenso che al Paese.
La manovra evita i nodi veri: ceto medio e salari schiacciati, una sanità fragile, giovani e anziani trascurati e il tema della casa, ancora senza un piano nazionale moderno.
Sul fronte finanziario, i tassi della BCE sono stati progressivamente ridotti, ma in Italia l’allentamento non si è tradotto in un reale sollievo: i mutui restano alti e le banche continuano a segnare utili molto elevati.
Resta infine un vuoto storico: l’assenza di una politica seria sulla casa. Da decenni siamo fermi al vecchio piano Fanfani.
LUNEDI 10 NOVEMBRE
Nella diretta RVS di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
I temi affrontati nella puntata odierna:
MAFIA E CORRUZIONE
Il “cuffarismo” è tornato: il modello aggressivo e prepotente che corrompe la democrazia.
Il sondaggio Demos–Libera fotografa un’Italia preoccupata dal potere delle mafie, percepite non solo come organizzazioni criminali, ma come strutture di potere parallelo, radicate nei circuiti economici, politici e sociali.
Oggi, il “modello Cuffaro” torna a riaffacciarsi come simbolo di una degenerazione più ampia della democrazia. Un modello aggressivo, prepotente e rovinoso che dilapida ciò che è bene comune, mortifica il merito e riduce l’autonomia e la libertà dei cittadini.
Il “cuffarismo” diventa il paradigma di una politica che si piega al clientelismo e alla corruzione, un modo di fare che si diffonde “a tutte le latitudini” e che contagia il modo stesso di pensare e vivere la democrazia. Le nomine senza merito, gli appalti opachi, la commistione tra potere e affari sono la linfa di una corruzione che nutre la mafia e di una mafia che alimenta la corruzione. È il culto di due divinità tossiche: dio Denaro e dio Potere. Per invertire la rotta serve una nuova classe dirigente capace di coniugare legalità e sviluppo.
DIPENDENZE E FRAGILITA’ SOCIALE
La VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze ha offerto un quadro utile, ma ancora frammentato e autoreferenziale. Il fenomeno è grave, diffuso in tutti i territori e trasversale alle classi sociali.
Come spesso accade con ogni governo – ma l’esecutivo attuale ne ha fatto una vera strategia politica – prevale l’autocelebrazione e la dichiarazione d’intenti, mentre mancano strategie operative. Eppure, un elemento positivo emerge: il ritorno della parola “integrazione”, concetto caro e centrale nell’approccio che ha contraddistinto la stessa legge Lumia. Dopo anni di scontro ideologico, torna l’idea che tutti gli attori debbano lavorare insieme. Serve una rete integrata di prevenzione e cura, capace di superare le divisioni e le “asce di guerra” che hanno segnato la storia della lotta alle dipendenze. La prevenzione deve diventare politica sociale, una strategia di democrazia attiva che rafforzi le comunità, valorizzi le scuole e le reti educative.
MANOVRA ECONOMICA E VISIONE POLITCA DEL PAESE
La manovra in discussione conferma una politica senza visione strategica, incapace di governare i cambiamenti sociali ed economici. Si continuano a privilegiare misure di breve periodo e interventi di facciata, a scapito del ceto medio e dei redditi più bassi.
I condoni fiscali diventano la norma, una sorta di “patrimoniale alla rovescia” che premia chi evade e penalizza chi contribuisce. Così si alimentano le disuguaglianze e si svuota il senso di giustizia sociale. La legalità economica resta ai margini, mentre la politica rinuncia al proprio ruolo di guida e si limita a registrare i cambiamenti anziché orientarli con politiche moderne di sostegno al reddito e contrasto alle diseguaglianze.
LUNEDI 3 NOVEMBRE
Nella diretta RVS di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
I temi affrontati nella puntata odierna:
Dalla crisi venezuelana al dibattito sulla manovra economica, fino al tema delle violenze giovanili: un quadro in cui la politica internazionale e quella nazionale sembrano reagire più che guidare, tra vecchie emergenze e nuove distrazioni.
Venezuela: tra crisi e strumentalizzazioni
Alla vigilia di nuove tensioni, l’attacco annunciato da Trump viene giustificato come operazione anti-narcotraffico, ma rischia di diventare un pretesto politico. Il Venezuela è soprattutto un Paese di transito, come l’Italia, mentre la produzione di droga resta concentrata in Colombia, Bolivia, Messico e, in parte, negli Stati Uniti dove operano i laboratori chimici che trasformano la pianta in droga. Serve affrontare il problema con serietà, senza cedere alle strumentalizzazioni ed alle “tecniche di distrazione”. Il regime autoritario di Maduro va condannato, ma la lotta alla droga non può essere un alibi per un atto di guerra e repressione della politica interna;
Il dibattito sulla legalizzazione. La discussione va liberata dai tabù: si può parlare di liberalizzare per combattere il narcotraffico, non per negare i danni delle droghe.
Manovra economica: un Paese fermo
La manovra conferma un’Italia con stipendi tra i più bassi d’Europa, pensioni lontane, sanità sottofinanziata e banche con utili record. Dominano lo spread e gli annunci, non le scelte strutturali. Cresce la spesa militare: con un indice 5, si parla ormai di una ‘finanziaria di guerra’.
Nigeria e religione
La questione delle persecuzioni contro i cristiani rischia di essere strumentalizzata politicamente. Il problema è più ampio: pluralismo religioso e terrorismo internazionale colpiscono molti Paesi, spesso sostenuti da potenze straniere. Serve un organismo internazionale credibile, capace di agire con imparzialità.
Violenza e giovani
La crescita della violenza giovanile è un segnale d’allarme. Le competenze per affrontarla esistono, ma mancano testa e cuore per farlo: una sfida culturale, non solo di sicurezza.