Rubrica radiofonica quindicinale in diretta su RVS, dedicata al commento e all’analisi delle notizie del giorno all’interno della trasmissione di attualità condotta da Claudio Coppini e Roberto Vacca.
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GIOVEDÌ 22 OTTOBRE
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dall’Italia spezzata dalla crisi sociale alle guerre, dal disagio giovanile all’allarme climatico dell’ONU: un mondo attraversato da tensioni sempre più profonde, che la politica deve tornare a governare con responsabilità, progettualità e una nuova visione europea, prima che sia troppo tardi.
I temi affrontati nella puntata odierna:
ITALIA SPEZZATA: LA QUESTIONE SOCIALE RITORNA DALL’ESILIO
l Sud in ginocchio – Blocchi, tir scortati, scaffali vuoti: il Mezzogiorno è in ginocchio. Il costo dell’energia massacra il Sud e disarticola intere filiere produttive, dall’agricoltura alla pesca, dal turismo ai trasporti. La questione sociale ritorna dall’esilio in cui era stata cacciata, imponendosi nella vita quotidiana delle persone, tra disuguaglianze e disastri sociali.
I limiti dell’Italietta baldanzosa – La crisi mette a nudo tutti i limiti dell’«Italietta baldanzosa» della propaganda: un Paese dilaniato dalle disuguaglianze territoriali, che non fa più figli e fatica a garantire sviluppo e coesione. Problemi strutturali che non possono essere affrontati con slogan nazionalisti, ma richiedono una risposta politica seria e di dimensione europea.
La protesta: dalla rabbia alla progettualità – Quando la questione sociale esplode, può imboccare due strade: quella della reazione violenta, che finisce paradossalmente per danneggiare le stesse ragioni della protesta, oppure quella progressiva, fondata su organizzazione trasparente e progettualità capace di cambiare le cose. La legittimità delle rivendicazioni degli autotrasportatori non va messa in discussione, ma la protesta deve evitare derive violente e possibili infiltrazioni mafiose.
Il falso volto benevolo delle mafie – Le organizzazioni mafiose sono sempre lì, pronte a far capolino nei momenti di crisi. Si presentano con un falso volto benevolo, offrendo aiuto e protezione per conquistare consenso e dipendenza. Ti catturano l’anima per poi distruggerti la vita. Per questo servono mobilitazioni libere da condizionamenti criminali e capaci di trasformare il disagio in proposta politica.
GIOVANI: IL PROBLEMA SONO GLI ADULTI
Il monito di Mattarella invita a comprendere il disagio giovanile senza paternalismi. Il Presidente ha avuto il coraggio di andare controcorrente, richiamando le responsabilità degli adulti. Come possiamo pretendere giovani buoni e allineati quando gli adulti praticano la prevaricazione, alimentano linguaggi violenti, considerano la guerra uno strumento per risolvere i conflitti e si barricano nell’io narcisista, facendo del profitto un dio onnipotente?
Ma attenzione al paternalismo: ogni generazione deve prendere in mano il proprio futuro e assumersi la responsabilità di guidarlo
ONU: VERSO I 3 GRADI, IL RISCHIO DI UN DISASTRO CLIMATICO
L’ultimo rapporto dell’ONU lancia un allarme drammatico: con le politiche attuali, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere i 2,8 gradi entro la fine del secolo. L’umanità compie progressi straordinari sul piano scientifico e tecnologico, ma continua a ignorare il problema che ha dentro casa.
In questo scenario, appare ancora più grave la posizione del governo italiano, che ostacola il Green Deal, la riconversione industriale e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Una scelta politicamente miope e irresponsabile, perché in gioco non c’è soltanto l’ambiente, ma il destino stesso dell’umanità.
UCRAINA: LA PACE NON PUÒ ASPETTARE
L’ipotesi di un’intesa tra Trump e Putin e di un negoziato rinviato di un mese solleva una questione drammatica: quanti giovani moriranno ancora nell’attesa?
Il tavolo della pace va aperto subito. La diplomazia deve riprendere in mano il destino di questa guerra, sottraendolo ai giochi di potere politico ed economico dei suoi protagonisti.
Lo stallo militare, nel quale nessuna delle parti riesce a prevalere, può rappresentare una condizione favorevole al negoziato. Ma la pace non può essere ostaggio dei calcoli di potere di Trump e Putin. Ogni giorno perduto significa altre vite spezzate.



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