
La storia di Accursio Miraglia merita di essere rilanciata e conosciuta soprattutto dalle nuove generazioni.
Riprendere i fili della sua vita e immergersi nel racconto delle sue gesta aiuta chi vuole trarre ispirazione per impegnarsi nella prossimità sociale e nella liberazione dalle mafie.
Fu ucciso vigliaccamente dalla mafia il 4 gennaio 1947, a tarda sera, mentre rientrava a casa dopo aver concluso il suo impegno presso la Camera del Lavoro di Sciacca, di cui era Segretario.
Erano anni pieni di speranza dopo la fine della tragica dittatura fascista e della Seconda Guerra mondiale. I drammi erano tanti ma la voglia di costruire una società nuova aiutava a superare qualsiasi difficoltà.
La sua storia ha dell’incredibile per quegli anni ed è ancora in grado di sorprenderci e di tracciare uno stile di vita e di impegno.
Grazie ai sacrifici e all’intelligenza della mamma, rimasta troppo presto vedova e con diversi figli da crescere, ebbe la rara possibilità di studiare e di trovare un ottimo lavoro in banca. Non ne approfittò per vivere agiatamente nel solco della borghesia rinunciataria a migliorare i destini della società, ma si dedicò agli studi della più impegnata letteratura e alla conoscenza delle teorie socialiste e si impegnò sin da giovane per l’emancipazione dei lavoratori e degli emarginati.
Licenziato dalla Banca dove lavorava a Milano, proprio per le sue idee rivoluzionarie, rientrò a Sciacca non da sconfitto, deluso, sfiduciato, rassegnato ma carico di energia vitale, di passione e progettualità per mettersi al servizio della liberazione dall’ignoranza, dalle mafie e dalla sudditanza a un assetto economico politico e sociale ingiusto e arretrato.
Si dedicò ad attività e impresse alla sua vita scelte che anche oggi potremmo superficialmente pensare in contraddizione o addirittura in irriducibile contrapposizione tra loro:
- Fu dirigente comunista e sindacalista di primo piano, popolare e prestigioso, impegnato a promuovere diritti e libertà, eppure diede vita a riuscite attività imprenditoriali attraverso le quali promosse lavoro e tracciò nuovi percorsi di autosviluppo locale. Creò infatti due aziende, una dedicata alla trasformazione e alla conservazione del pesce, per la valorizzazione del pescato nello stupendo mare di Sciacca, l’altra al commercio del ferro e delle utensilerie, a sostegno dello sviluppo dell’artigianato locale.
- Amava le sue idee socialiste, pronto a dare perfino la sua vita per quegli ideali, e nello stesso tempo sposò una nobildonna russa sfuggita alla Rivoluzione d’Ottobre, con la quale ebbe tre figli, Nemesi, Maria Rosa e Nico, che ancora oggi portano avanti la memoria del padre attraverso il prezioso lavoro della Fondazione a lui dedicata.
- Fu un infaticabile animatore culturale, dedito alla pittura e alla poesia, autore di iniziative e collaborazioni di pregio. Contemporaneamente, si adoperò concretamente per migliorare i servizi sanitari e sociali dando vita a diverse iniziative per il rilancio dell’Ospedale di Sciacca.
- Nella sua vita privata abbracciò le idee laiche dei pensieri emancipativi dell’Ottocento e del Novecento senza scadere nell’integralismo laicista, anzi vivendo anch’egli una dimensione di fede cristiana e collaborando in nome della fraternità con il mondo cattolico, sostenendo che bisognava amare il prossimo addirittura più di se stessi, tanto che di recente si è organizzata una riflessione “sulla teologia della liberazione espressa da Accursio Miraglia”.
La sua storia è così ricca, creativa e dinamica da poter ispirare un romanzo storico e, perché no, anche un bel film.
Rimane nella cultura popolare la famosissima cavalcata di Accursio Miraglia per le vie del paese, alla testa di uno sciopero molto partecipato per l’attuazione della riforma agraria, che aveva voluto con forza promuovendo la cooperativa “La Madre Terra”, che riuniva centinaia di soci tra i contadini più diseredati e sfruttati, tuttora attiva e partecipata.
Fu ucciso la sera. I mafiosi lo colpirono con vigliaccheria. La sua morte suscitò un’indignazione popolare tanto a livello locale che nazionale. La sua salma fu esposta per sei giorni, all’Ospedale e alla Camera del Lavoro. Lo piansero donne e uomini, giovani e bambini, credenti e non credenti.
Le indagini iniziarono male, poi furono ben portate avanti individuando gli esecutori mafiosi e i mandanti tra i potenti agrari locali, ma tutto fu messo a tacere dai collusi presenti nella politica e nella magistratura. Gli stessi investigatori vennero addirittura incriminati per avere estorto la confessione dai killer, ma dopo diverse vicissitudini alla fine si giunse a una sorta di pax mafiosa: tutti assolti, nessuno responsabile.
Le idee di Accursio Miraglia hanno continuato a “cavalcare” in diversi territori e a motivare altri valorosi dirigenti sindacali e politici e persone di buona volontà.
Nella Commissione Antimafia da me guidata, la sua storia venne fatta emergere e pubblicammo gli atti segretati contenuti nel suo prezioso e immenso archivio (il documento è consultabile alla fine dell’articolo ). Rimane ancora la necessità di attingere ad altri archivi, a cominciare da quelli dei servizi segreti.
Accursio Miraglia fa parte della migliore storia siciliana. Chiunque si accosti ai suoi ideali e al suo esempio, in qualunque parte del mondo operi, troverà buon alimento per arricchire il proprio spirito, temprare il carattere, rigenerare la volontà e la progettualità di liberazione dalle mafie.
PUBBLICAZIONE DEGLI ATTI CONCERNENTI GLI OMICIDI DI ACCURSIO MIRAGLIA E PLACIDO RIZZOTTO