Rubrica radiofonica quindicinale in diretta su RVS, dedicata al commento e all’analisi delle notizie del giorno all’interno della trasmissione di attualità condotta da Claudio Coppini e Roberto Vacca.
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GIOVEDÌ 9 LUGLIO
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dalla guerra in Ucraina alla dignità del lavoro, l’intervista richiama una stessa esigenza: superare la logica della forza e costruire un’Europa federale capace di garantire pace, sicurezza e giustizia sociale.
I temi affrontati nella puntata odierna:
UCRAINA, NATO E LA NECESSITÀ DELL’EUROPA FEDERALE
La guerra chiama guerra – Alla chiusura del vertice NATO di Ankara, il Baltico si conferma uno dei punti più delicati dello scenario internazionale. Finché la guerra in Ucraina resterà aperta, il rischio di un progressivo allargamento del conflitto continuerà a incombere. La guerra chiama guerra. Per questo occorre fare di tutto, sul piano diplomatico e nel rispetto del diritto internazionale, perché si arrivi a una pace giusta e duratura.
La risposta è l’Europa federale – La guerra ha dimostrato che l’attuale modello non è più sufficiente. Aumentare la spesa militare di 27 eserciti nazionali, come richiesto dalla NATO, significherebbe mettere in crisi il welfare e la coesione sociale europea. La vera risposta è completare il percorso verso un’Europa federale, capace di garantire sicurezza comune, autonomia strategica e stabilità. Quello che fino a ieri sembrava un sogno è ormai una necessità.
La logica della forza non costruisce la pace – L’accoglienza riservata a Zelensky ad Ankara e il mutato atteggiamento di Trump mostrano una dinamica preoccupante: si tende a rispettare chi appare più forte sul piano militare o strategico. È la stessa logica che emerge anche nei rapporti con la Cina. Ma una pace fondata sull’equilibrio della forza non è un passo avanti: è la sopravvivenza della legge del più forte, non del diritto.
CAPORALATO: IL MONDO DEL LAVORO È IN GINOCCHIO
Una condanna che richiama tutti – La condanna di Lovato a sedici anni riporta al centro il dramma del caporalato. Nelle campagne tornano sfruttamento e forme di schiavitù moderna, mentre le mafie continuano a prosperare. Troppo spesso al lavoro vengono negati reddito, dignità e sicurezza.
Serve cambiare modello – Il problema non riguarda solo l’agricoltura ma l’intero modello di sviluppo. Fabbriche dove si lavora a temperature insostenibili, piccole imprese lasciate sole e innovazione tecnologica che non viene utilizzata per migliorare le condizioni dei lavoratori mostrano una crisi più profonda, senza che vi sia una reale percezione della gravità della situazione.
Il salto di qualità della governance – I governi nazionali possono incidere, ma solo fino a un certo punto. L’esempio della Spagna dimostra che politiche diverse possono produrre salari più alti e maggiori tutele. Tuttavia, il vero salto di qualità richiede una governance europea capace di garantire lavoro, reddito, sicurezza e diritti. Anche in questo caso, la prospettiva è quella dell’Europa federale, come nuovo modello di governo delle grandi sfide.



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