Rubrica radiofonica quindicinale in diretta su RVS, dedicata al commento e all’analisi delle notizie del giorno all’interno della trasmissione di attualità condotta da Claudio Coppini e Roberto Vacca.
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MERCOLEDI 25 FEBBRAIO
Nell’intervista di oggi, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Dal sovranismo che mette in discussione i contrappesi democratici al caso Rogoredo e fino alla guerra in Ucraina, l’intervista interroga il rapporto tra potere, responsabilità e futuro dell’Europa.
I temi affrontati nella puntata odierna:
TRUMP, POTERE E CRISI DEI CONTRAPPESI
I dazi e il sovranismo che incide – Nel discorso sullo Stato dell’Unione, Trump difende i dazi e rilancia i temi classici del sovranismo, con toni arroganti che non sono folkloristici né marginali: incidono concretamente sugli equilibri globali. Non siamo davanti a parole di scena, ma a scelte che possono segnare il cammino dell’umanità.
Il rischio del potere senza limiti – Gli Stati Uniti sono sempre stati percepiti come la democrazia dei pesi e contrappesi. Oggi quel modello viene messo alla prova. Le decisioni della Corte Suprema vengono contestate, la legittimità delle istituzioni attaccata, la magistratura sottoposta a pressioni. Non basta il voto se si scivola verso una concezione del potere come assoluto. Il pericolo non è teorico: è reale.
ROGOREDO: RESPONSABILITÀ E DIGNITÀ DELLE FORZE DELL’ORDINE
Un caso che non va minimizzato – Il caso Rogoredo, con la confessione della messinscena dopo l’omicidio del pusher, impone chiarezza. Minimalismo e negazionismo fanno male: il problema va affrontato senza paura. Apprezzabile l’iniziativa rigorosa del Capo della Polizia, perché servire lo Stato significa non abusare mai del proprio ruolo.
Protezione sì, privilegi no – Il pensiero va alla stragrande maggioranza degli agenti onesti, che rischiano la vita ogni giorno con stipendi ben al di sotto della media europea. I poliziotti vanno protetti, ma non attraverso uno scudo penale inteso come privilegio. La vera tutela passa per stipendi adeguati, formazione continua e tecnologie moderne. La sicurezza si rafforza con responsabilità, non con immunità.
KIEV, QUATTRO ANNI DOPO: L’EUROPA A UN BIVIO
Quattro anni di guerra impongono una scelta chiara. L’Europa non può ripetere gli errori del passato: deve essere ferma su un punto, la pace non può significare la vittoria di Putin. Sostenere l’Ucraina significa anche superare l’attuale logica confederale e i veti incrociati, come quello di Budapest. È il momento di un’Europa federale, capace di agire con una politica estera e di difesa comune, senza tergiversare.



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