Rubrica radiofonica quindicinale in diretta su RVS, dedicata al commento e all’analisi delle notizie del giorno all’interno della trasmissione di attualità condotta da Claudio Coppini e Roberto Vacca.
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GIOVEDI’ 15 GENNAIO
Nella prima intervista del 2026, Giuseppe Lumia, intervistato da Claudio Coppini e Roberto Vacca, commenta i principali fatti del giorno.
Tra guerre che si estendono e sicurezza strumentalizzata, l’intervista indaga il prezzo della regressione politica.
Tra i temi affrontati nella puntata odierna:
IL FALLIMENTO DEI NAZIONALISMI E IL RITORNO DELLA LEGGE DELLA FORZA
Guerre che si moltiplicano. Il mondo è attraversato da guerre e rumore di guerre che non si spengono, ma si moltiplicano. A Ucraina e Gaza, e a oltre cinquanta conflitti dimenticati, si aggiungono oggi nuovi fronti come l’Iran e la Groenlandia, con lo scontro tra Stati Uniti e Danimarca e l’ipotesi di un coinvolgimento militare europeo. Il conflitto si estende, mentre cresce la confusione alimentata dalla propaganda.
La scelta regressiva. Per orientarsi serve un criterio chiaro. Dopo la Seconda guerra mondiale si era tentato di regolare e spegnere i conflitti attraverso gli organismi internazionali, a partire dall’ONU. Ma l’ONU si è progressivamente indebolita, perdendo forza e autorevolezza. Di fronte a questa crisi c’erano due strade: una progressiva, di rafforzamento delle istituzioni comuni, e una regressiva, basata sulla forza. È stata scelta la seconda.
Il ritorno della forza. Il risultato è il ritorno a una logica “bestiale”, in cui la potenza prende il posto del diritto. La linea seguita da Trump, Putin e Xi non è quella della democrazia, ma quella degli interessi economici, della strumentalizzazione e del delirio di onnipotenza. Una deriva che mette a rischio il destino stesso dell’umanità.
Il paradosso sovranista. Anche il sovranismo, quando proclama “prima di tutto noi”, rischia di produrre l’effetto opposto: indebolire la sovranità. In questo quadro l’Italia corre il pericolo di diventare marginale, se non subalterna, alle grandi potenze. Il richiamo a Luigi XIV — “lo Stato sono io” — descrive bene il punto di regressione a cui stiamo arrivando.
SICUREZZA, UN DIRITTO DA GOVERNARE NON DA USARE
La sicurezza come diritto. Il tema va affrontato con un principio di fondo: la sicurezza è un diritto di nuova generazione e come tale va trattata con serietà, senza sottovalutazioni ma anche senza strumentalizzazioni politiche.
Giovani, non bersagli. Sul fronte dei giovani, è giusto vietare l’accesso alle armi, ma è sbagliato considerarli solo un problema. I giovani sono una risorsa e hanno bisogno di opportunità: cultura, sport, spazi di crescita. La diseguaglianza produce invece giovani arrabbiati e marginalizzati da un lato, e giovani privilegiati dall’altro, alimentando fratture profonde.
Territori scoperti. C’è poi il tema delle forze dell’ordine: il bisogno di sicurezza nei territori è reale, ma gli organici sono insufficienti. L’ANCI chiede almeno una pattuglia notturna ogni 25 mila abitanti, mentre chi va in pensione non viene sostituito adeguatamente.
Trasparenza, non zone grigie. Infine, forte contrarietà all’ipotesi di operazioni sotto copertura nelle carceri. L’esperienza dimostra che producono opacità e collusioni. Le carceri non devono diventare luoghi di intrallazzi: la sicurezza si costruisce nella trasparenza, non nelle zone grigie.



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