DIALOGO SUI TRAVAGLI DELLA FEDE

DIALOGO SUI TRAVAGLI DELLA FEDE

Mi capita spesso di dialogare con Silvia. Silvia è una donna intelligente, piena di curiosità, non credente ma aperta alle domande più radicali che la vita ti pone e, recentemente, molto interessata a comprendere la dimensione religiosa sul pensare e dire Dio dentro i duri travagli del nostro tempo.

Dialogando, ho sentito il bisogno di scriverle e fermare così il passo delle domande e delle risposte che ci interpellano mentre infuriano guerre e disuguaglianze, ingiustizie, violenze, negazione dei più elementari diritti umani e ambientali.

Chissà cosa verrà fuori. Con umiltà e con uno spirito di ricerca abbiamo deciso di pubblicare le lettere che le scriverò.

Giuseppe Lumia

Dialoghi, Lettera del 27 Gennaio,

Memoria e Fede

Cara Silvia,

La Giornata della Memoria ci offre l’occasione per scavare dentro ognuno di noi e metterci tutti insieme di fronte alla necessità di non ripetere gli stessi tragici errori che si sono perpetrati contro gli ebrei.

Sono naturalmente tante le cose da ripensare per dar conto della Shoah e dello sterminio sistematico degli ebrei e delle altre diversità ritenute da cancellare: omosessuali, zingari, disabili, oppositori politici, etnie indesiderate, testimoni di Geova…

Tra le cose da ripensare, una in particolare mi preme sottolineare: quell’uso maledetto del motto “Gott mit uns”, “Dio è con noi”, in nome del quale si agiva e si agisce nello sterminio degli esseri umani.

La Storia purtroppo è piena dei tantissimi “Gott mit uns” che hanno legittimato violenze di ogni tipo, indicibili anche per il pensiero più immaginifico.

Eh sì, Silvia, nella stessa Chiesa se n’è fatto un uso massiccio per giustificare lotte intestine e verso pagani, musulmani e gli stessi ebrei.

C’è voluto il Concilio Vaticano II per avviare una svolta che ancora tra mille fatiche e contraddizioni è in cammino.

Con la dichiarazione della Chiesa sulle relazioni con le Religioni non Cristiane “Nostra Aetate”, si sono gettati finalmente i semi del superamento di qualunque uso del “Gott mit uns” almeno nei rapporti tra la fede cristiane e le altre religioni.

Sì, Silvia cara, ce n’è voluto per comprendere che Dio è Amore, Amore sempre aperto, da non possedere egoisticamente ma da vivere in libertà e semmai da donare gratuitamente nella Pace, nella Giustizia e nella Fraternità.

Questo amore di Dio ha nell’Altro, nel Tuo Prossimo, il completamento di Te stesso, come hanno saputo elaborare e descrivere ad esempio Hannah Arendt ed Emmanuel Lévinas. L’Altro non è un avversario da tenere lontano, l’Altro non è un nemico da abbattere, l’Altro non è un essere da odiare.

Così pure cara Silvia, l’Altra non è una donna da sopprimere se mi lascia, se vuole vivere diversamente da me. L’Altra non è una diversità da discriminare per la sua condizione di genere e di scelta sessuale.

Si, Silvia, l’Altra e l’Altro sono qualcosa in più di Me e di Te. Solo nella relazione liberante per entrambi c’è lo spazio vitale per maturare la propria personalità e per condividere insieme l’Amore di Dio e l’Amore Fraterno.

Certo, mi dirai che non è semplice guardare l’Altra o l’Altro come risorsa e non come un problema. Anzi, può sembrare una follia, soprattutto in tempi in cui facciamo fatica persino ad accogliere gli immigrati, figurarsi quelli che odiamo nella vita quotidiana o con cui siamo in conflitto ideale o di interesse. Per non parlare dell’Altra o dell’Altro che sono in guerra come attualmente accade in almeno 70 Paesi nel mondo.

Sì, Silvia, la Giornata della Memoria è anche Giornata dell’Impegno verso le tante mete di liberazione dalla violenza tra gli esseri umani, tra loro e gli altri esseri viventi e l’ambiente naturale.

C’è molto da ripensare e da riprogettare nel cammino dell’umanità. Ma stavolta il Dio che vorremmo che ci accompagnasse soffierà amore e ancora amore. Basta accoglierlo e lasciarlo entrare e potremo ricapitolare tutto in una dimensione incantevole e bellissima di luce e sapienza, bellezza e armonia.

Sì, Silvia, lasciamo entrare il Dio dell’Amore sino a farlo scendere nelle profondità della cosa più sacra che abbiamo, la coscienza, dove se vogliamo non possiamo fingere o nascondere a noi stessi le piccole e grandi violenze che ancora consumiamo contro di noi e contro gli altri.
Solo così il percorso diventa percorso di Liberazione dell’Altra, dell’Altro e del Noi fraterno.


Dialoghi, Lettera del 19 Gennaio

Carissima Silvia,

I funerali di Fratel Biagio ci hanno consegnato un’altra corale emozione, in sintonia con il sentimento popolare, che si è espressa nei lunghi giorni della sua sofferenza.

Sì, la morte di Fratel Biagio ha suscitato un forte scossone emotivo nella comunità palermitana. Un’emozione che è diventata un’onda, che ha attraversato la Sicilia e il Paese intero, suscitando preghiere e meditazioni, oltre a curiosità e interesse intorno a questa figura mistica e sociale, anche in diverse parti del mondo

Un’onda emotiva intrisa di fede, di condivisione, di stima, di ammirazione per il suo stile di vita, per le sue scelte di prossimità a favore dei poveri e diseredati e per la promozione della Pace.

Un’onda sana e non distruttiva, di quelle da cui da bambini ci piaceva essere travolti, che ci facevano gioire con autenticità e semplicità.

Silvia, ti confesso che è un po’ la stessa sensazione che anch’io ho potuto provare tutte le volte che lo incontravo. Sì, avvertivo la sua onda di fede autentica e semplice, gioiosa e coinvolgente entrarmi dentro, toccarmi l’anima, scuotermi il cuore, sollecitare la mente, vibrare il corpo.

Sai, Silvia, le sue mani congiunte su cui era solito chinare il capo erano come ancore di barche sudate di pescatori, che gettava sulla vita del suo interlocutore, mentre i suoi occhi pieni di fervore brillavano come luci capaci di accendere gli occhi dell’altro, per guardare insieme senza veli i drammi e le speranze che ruotavano nella società e su cui dialogavamo con semplicità non priva di profondità.

Come sai, nella storia della Chiesa, soprattutto nei momenti di crisi, fanno spesso capolino i Santi figli del popolo, che aiutano a comprendere meglio la dimensione di fede e quella sequela di prossimità essenziale, “avevo fame, avevo sete..”, che la Chiesa, le altre Comunità religiose e la Comunità civile sono chiamate a imboccare: sequela che ritroviamo nello sconvolgente e attualissimo passo evangelico conosciuto come “Discorso della Montagna”.

Fratel Biagio si è fatto carico dei travagli attuali che l’umanità vive, senza frapporre pretese dottrinali, senza erigere nuove barriere, senza dividere i credenti dai non credenti e i cittadini dagli immigrati, senza marcare confini e rivendicare sovranità.

Con il Suo esempio e con l’opera di “Speranza e Carità”, ha scelto di farsi prossimo verso gli esclusi, i senza voce e rappresentanza, pensando solo alla loro dignità di essere meritevoli di attenzione amorevole, nella tutela dei loro diritti fondamentali.

Ha scelto di solcare con i sandali impolverati le strade dei territori, per portare la croce e annunciare una fede in Dio che ricerca la Pace e il Fraternariato tra gli esseri umani, che vuole che anche l’Ambiente sia amato e non violentato dalle nostre ingordigie personali o dai “peccati sociali ed economici”.

Sempre con il sorriso, sempre pieno di speranza, sempre pronto al dialogo e all’ascolto, anche quando si sottoponeva a digiuni devastanti, negli angoli più rinomati di Palermo o nelle spelonche sperdute sui monti, o quando vedeva chiudersi le porte da quel potere che adesso ne celebra le virtù.

Cara Silvia, speriamo che a riflettori spenti la prossimità di Fratel Biagio, che continua a camminare con la sua Comunità, non sia dispersa, che quella fede apra i cuori delle classi dirigenti.

Così accadrà in tanti giovani, uomini e donne che si lasceranno attraversare dal suo esempio, anche adesso che vive da “Angelo dei Poveri” in quel regno dei Cieli che inizia a prepararsi e muovere i suoi passi anche in questa nostra amata e bistrattata Terra.


Dialoghi, SS. Natale 2022

Silvia, il Natale è stupore, è meraviglia!

Scorrono i secoli, si succedono generazioni e generazioni, ma il Natale rimane essenzialmente stupore. Stupore per una nascita così straordinaria e paradossale per le logiche che guidano la storia delle donne e degli uomini.

Natale è meraviglia di un avvenimento che ha qualcosa che ci spalanca lo sguardo e il cuore verso l’amore, un amore strano che ci inquieta e che libera dentro pensieri e atteggiamenti così positivi che ci stupiscono e che dentro di noi fanno capolino raramente.

Sai Silvia, con il Natale, il Dio onnipotente, che tutto può, che è in grado sia di generare che distruggere in un solo batter di ciglia, sente un nuovo bisogno forte e inarrestabile: il bisogno di manifestarsi attraverso l’Amore facendosi uomo in tutto e per tutto, tranne nel peccato, in particolare quello dell’odio e della violenza.

Silvia, sappiamo bene che non è questo che il popolo eletto di allora si aspettava. Gli sconfitti, i desiderosi di giustizia, i promotori del riscatto dalla dominazione più potente che in quel tempo si conosceva, quella dell’impero romano, volevano finalmente essere riscattati diventando protagonisti di un nuovo potere, di un loro dominio, forse più giusto ma sempre caratterizzato da forza e potenza.

Che ne pensi Silvia, forse Dio comprende che la forza e la potenza che aveva usato per manifestare la sua presenza nella storia degli uomini e delle donne, alla fine ricalcava quella forza e potenza che portava sempre a guerre di ogni tipo. Una forza ed una potenza che generava soprusi, spesso indicibili, come succede anche oggi, nelle più di 70 guerre sparse per il mondo. O come succede nello sfruttamento del lavoro, nella pervasività delle mafie, nella continua aggressione all’ambiente, nella umiliazione degli immigrati, nelle disuguaglianze di reddito, di genere, generazionali, territoriali…

Sì, Silvia, Dio decide di cambiare passo. Sì, anche Dio probabilmente matura e si ravvede.

Sceglie un’altra e radicale modalità: si fa essere umano, e chiede alla storia dell’umanità un cammino di liberazione anche dalla forza e potenza, di qualunque forza e potenza anche religiosa, per vivere un fraternariato e un relazionesimo tra gli esseri umani e tra loro e l’ambiente ricco di amore, di amore liberante che sgorga dal cuore e, perché no, pure dell’intelligenza.

Così Dio manda il figlio. I genitori sono umili, figli del “popolo”. La mamma è una donna semplice ma straordinaria nel donare amore, il papà un artigiano che accetta di accompagnare il cammino della moglie e del figlio con un amore gratuito, inspiegabile alla cultura anche di oggi.

Il bambino nasce nel posto più povero ed escluso della vita.

Nasce fragile, nasce tenero, nasce con un bisogno travolgente di amore.

Silvia, alla fine lo stupore e la meraviglia del Natale scava Amore. Un Amore in cammino nei travagli di ieri, di oggi e di domani.