INTERROGAZIONE: PIU’ ATTENZIONE NEI CONFRONTI DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA
dic 23rd, 2010 | By admin | Category: Interrogazioni, News
Ignazio Cutrò e Valeria Grasso sono due imprenditori siciliani che si sono ribellati al ricatto mafioso. Da quando hanno denunciato i loro estorsori si trovano in situazioni di difficoltà sia economiche che di sicurezza. Per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare con la quale chiedo al governo una maggiore attenzione nei loro confronti e una riforma della politica di gestione dei testimoni di giustizia.
Giuseppe Lumia
Di seguito il testo dell’interrogazione:
Premesso che:
il 2 dicembre 2010 due imprenditori siciliani, Ignazio Cutrò e Valeria Grasso, si sono incatenati davanti ai cancelli del Viminale per denunciare lo stato di abbandono in cui vivono dopo aver denunciato i loro estorsori;
Ignazio Cutrò è un imprenditore edile di Bivona, un paesino in provincia di Agrigento, quella che i magistrati e le Forze dell’ordine considerano una provincia con una forte presenza di mafia. Valeria Grasso, invece, gestisce due palestre a Palermo, una delle quali si trova in un bene confiscato alla mafia;
entrambi hanno subito intimidazioni, minacce e attentati. Grazie alle loro denunce e testimonianze lo Stato è riuscito ad istruire processi e ad arrestare decine di boss. Lo stesso Stato che si è avvalso della loro preziosa collaborazione non garantisce loro la possibilità di ritornare a lavorare e di vivere in piena sicurezza, insieme alle proprie famiglie;
a seguito delle denunce fatte da Ignazio Cutrò lo Stato gli ha riconosciuto ed erogato, dal Fondo antiracket del Ministero dell’interno, un risarcimento di circa 113.000 euro, che l’imprenditore ha speso per dotarsi nuovamente di mezzi e strumenti di lavoro. Il problema, però, è che non gli arrivano commesse. Inoltre, mentre a lui è stata assegnata la scorta, la sua famiglia non è altrettanto protetta;
la situazione di Valeria Grasso è ancora più grave perché sia a lei che alla sua famiglia non è stata concessa nessuna tutela. L’imprenditrice, ormai da mesi, non può esercitare la propria attività in una delle due palestre a causa dei continui danni subiti e delle infiltrazioni d’acqua che hanno reso inagibile il bene confiscato da lei gestito;
anche a Valeria Grasso la giustizia ha riconosciuto un risarcimento nella misura di 90.000 euro, ma ad oggi ne ha ricevuti soltanto 22.000;
in queste condizioni Ignazio Cutrò e Valeria Grasso non solo non riescono più a lavorare, il che procura loro mancati guadagni ed esposizioni debitorie, ma devono fare i conti con un clima di paura e terrore. Entrambi sono entrati nel circuito dell’indifferenza e dell’isolamento socio-istituzionale;
i testimoni di giustizia rappresentano invece una risorsa preziosa per la giustizia e non possono essere sfruttati in questo modo. Si tratta di cittadini onesti che hanno avuto il coraggio di denunciare il malaffare. Lo Stato non può prima usarli e poi trattarli con sufficienza e superficialità. Un testimone che rinuncia alla propria vita rappresenta una vittoria per Cosa nostra e una sconfitta per la lotta alla mafia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi nei confronti degli organi competenti affinché essi prendano provvedimenti al fine di garantire la protezione e la sicurezza di Valeria Grasso, di Ignazio Cutrò e dei loro familiari;
se intenda attivarsi per far sì che lo Stato ripristini completamente, nel più breve tempo possibile, il bene gestito dalla signora Grasso e che ella possa ricevere il relativo risarcimento per i danni causati dalla relativa chiusura dei locali;
se non ritenga che vada cambiata la politica verso i testimoni di giustizia come molti casi simili suggeriscono, e come la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia ha sostenuto con un documento approvato all’unanimità nella seduta del 19 febbraio 2008 (Doc. XXIII, n. 6, Relazione sui testimoni di giustizia, relatore: on. Angela Napoli).




