LA FIAT DI TERMINI IMERESE E’ UNA REALTA’ PRODUTTIVA PREZIOSA

feb 8th, 2010 | By admin | Category: Dossier, Post
La Fiat di Termini Imerese è una preziosa risorsa produttiva, che può contare su di una solida cultura industriale e professionale presente tra i lavoratori. Lo stabilimento gode di un’ottima rete di collegamenti stradali e può usufruire del porto, che consentirebbe all’Azienda di abbattere i costi del trasporto attraverso le autostrade del mare;  occupa, inoltre, una posizione strategica nel Mediterraneo, dove già a partire dal 2010 si prevede un’espansione dei mercati con la nascita dell’area di libero scambio.
Lo stabilimento di Termini Imerese, quindi, potrebbe diventare a pieno titolo il principale polo automobilistico del Mediterraneo.
Altro che antieconomica. Termini Imerese è una realtà produttiva strategica con grandi potenzialità produttive. Di tutto questo ne era convinto, fino al 2008, lo stesso amministratore delegato dell’Azienda, Sergio Marchionne, che con il cosiddetto “Piano A” aveva proposto un programma di rilancio della produzione. Il Piano prevedeva la costruzione di nuovi modelli e un incremento dei livelli occupazionali di circa 2000 unità. All’inizio del 2008 tutto era pronto. Per dare operatività agli investimenti era necessario che la Regione Siciliana risolvesse alcune questioni di carattere burocratico relative all’Area industriale. Purtroppo la sciatteria e l’incapacità del governo regionale, allora guidato da Totò Cuffaro, mandò tutto in fumo.
Oggi l’Azienda, che nel frattempo ha scelto di sfidare i mercati internazionali con l’acquisizione della Chrysler, ha deciso di abbandonare Termini Imerese: dal 2011 nello stabilimento siciliano non verranno più prodotte automobili.
Mentre tutti i governi del mondo hanno affrontato la crisi del settore automobilistico con politiche attive volte a preservare le proprie fabbriche, il governo italiano ha subìto passivamente le scelte e le richieste della Fiat. All’estero i governi hanno vincolato gli ecoincentivi al mantenimento dei livelli occupazionali, in Italia nulla di tutto questo.
Il governo si è accorto del pericolo di chiusura di molti stabilimenti solo qualche mese fa. Da allora ad ogni ondata di protesta degli operai e dei sindacati il Ministro alle attività produttive, Claudio Scajola, fornisce dichiarazioni e promesse che denotano l’assenza di una linea strategica chiara e decisa da parte del governo. Le periodiche rassicurazioni della Fiat sulla riconversione, così come la notizia dell’interessamento di una casa automobilistica cinese, data sempre da Scajola, appaiono più un espediente mediatico per addolcire la pillola prima che si consumi il dramma della chiusura e della disoccupazione.
Durante questi mesi ho presentato in Parlamento una mozione che impegnava il governo ad occuparsi positivamente sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese, ho chiesto più volte in Aula al ministro di venire a riferire in Parlamento, ho chiesto pressantemente ai governi nazionale e regionale di adottare provvedimenti concreti per impedire la chiusura dello stabilimento siciliano. Inoltre, di fronte all’incapacità dell’esecutivo, ho invitato tutti i parlamentari siciliani a non votare gli ecoincentivi.
Il mio impegno continua giorno per giorno al fianco degli operai. Sono convinto che nel nostro Paese ci siano i margini per mantenere in vita gli stabilimenti a rischio chiusura e addirittura per rilanciarne le produzioni. In Italia, infatti, si producono meno automobili rispetto a tutti gli altri Paesi industrializzati.
In una grande Fiat c’è posto anche per lo stabilimento di Termini Imerese, che ha una valore produttivo, economico e occupazionale strategico per la Sicilia e il Paese.
Giuseppe Lumia

La Fiat di Termini Imerese è una preziosa risorsa produttiva, che può contare su di una solida cultura industriale e professionale presente tra i lavoratori. Lo stabilimento gode di un’ottima rete di collegamenti stradali e può usufruire del porto, che consentirebbe all’Azienda di abbattere i costi del trasporto attraverso le autostrade del mare;  occupa, inoltre, una posizione strategica nel Mediterraneo, dove già a partire dal 2010 si prevede un’espansione dei mercati con la nascita dell’area di libero scambio.

Lo stabilimento di Termini Imerese, quindi, potrebbe diventare a pieno titolo il principale polo automobilistico del Mediterraneo.

Altro che antieconomica. Termini Imerese è una realtà produttiva strategica con grandi potenzialità produttive. Di tutto questo ne era convinto, fino al 2008, lo stesso amministratore delegato dell’Azienda, Sergio Marchionne, che con il cosiddetto “Piano A” aveva proposto un programma di rilancio della produzione. Il Piano prevedeva la costruzione di nuovi modelli e un incremento dei livelli occupazionali di circa 2000 unità. All’inizio del 2008 tutto era pronto. Per dare operatività agli investimenti era necessario che la Regione Siciliana risolvesse alcune questioni di carattere burocratico relative all’Area industriale. Purtroppo la sciatteria e l’incapacità del governo regionale, allora guidato da Totò Cuffaro, mandò tutto in fumo.

Oggi l’Azienda, che nel frattempo ha scelto di sfidare i mercati internazionali con l’acquisizione della Chrysler, ha deciso di abbandonare Termini Imerese: dal 2011 nello stabilimento siciliano non verranno più prodotte automobili.

Mentre tutti i governi del mondo hanno affrontato la crisi del settore automobilistico con politiche attive volte a preservare le proprie fabbriche, il governo italiano ha subìto passivamente le scelte e le richieste della Fiat. All’estero i governi hanno vincolato gli ecoincentivi al mantenimento dei livelli occupazionali, in Italia nulla di tutto questo.

Il governo si è accorto del pericolo di chiusura di molti stabilimenti solo qualche mese fa. Da allora ad ogni ondata di protesta degli operai e dei sindacati il Ministro alle attività produttive, Claudio Scajola, fornisce dichiarazioni e promesse che denotano l’assenza di una linea strategica chiara e decisa da parte del governo. Le periodiche rassicurazioni della Fiat sulla riconversione, così come la notizia dell’interessamento di una casa automobilistica cinese, data sempre da Scajola, appaiono più un espediente mediatico per addolcire la pillola prima che si consumi il dramma della chiusura e della disoccupazione.

Durante questi mesi ho presentato in Parlamento una mozione che impegnava il governo ad occuparsi positivamente sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese, ho chiesto più volte in Aula al ministro di venire a riferire in Parlamento, ho chiesto pressantemente ai governi nazionale e regionale di adottare provvedimenti concreti per impedire la chiusura dello stabilimento siciliano. Inoltre, di fronte all’incapacità dell’esecutivo, ho invitato tutti i parlamentari siciliani a non votare gli ecoincentivi.

Il mio impegno continua giorno per giorno al fianco degli operai. Sono convinto che nel nostro Paese ci siano i margini per mantenere in vita gli stabilimenti a rischio chiusura e addirittura per rilanciarne le produzioni. In Italia, infatti, si producono meno automobili rispetto a tutti gli altri Paesi industrializzati.

In una grande Fiat c’è posto anche per lo stabilimento di Termini Imerese, che ha una valore produttivo, economico e occupazionale strategico per la Sicilia e il Paese.

Giuseppe Lumia

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