ABBATTERE LE ACCISE IN SICILIA
mar 21st, 2012 | By admin | Category: Approfondimenti, Post
Martedì 20 marzo sono intervenuto in Aula per discutere di una mozione che ho presentato insieme ad altri senatori per l’abbattimento delle accise sulla benzina in Sicilia. Nell’Isola, infatti, viene raffinato gran parte del greggio italiano con gravi danni per l’ambiente. Nonostante questo il costo del carburante è il più alto d’Italia ed è stato fatto davvero poco per ridurre l’inquinamento e risanare l’ambiente.
Di seguito il resoconto del mio intervento:
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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, sull’abbattimento delle accise sui carburanti in Sicilia, come ha poc’anzi ricordato il senatore Strano, si sono rincorsi per decenni i sogni di intere generazioni, fino a trasformarsi in un vero e proprio mito. Certo, non sono mancate strumentalizzazioni, ricorrenti quando si è in prossimità delle campagne elettorali, soprattutto quando si è all’opposizione.
Diversi senatori – ricordo il primo firmatario, senatore Pistorio e i senatori Oliva, il sottoscritto, Papania, Adragna, Garraffa, Strano, De Angelis, Vizzini e Astore – hanno presentato una mozione che vuole scansare qualunque strumentalizzazione e, al contempo, rendere possibile la ricerca della riduzione delle accise, aprendo almeno una strada nuova, seria e fattibile.
In queste ultime settimane la Sicilia è stata attraversata da proteste serie, drammatiche. Alcune le abbiamo contestate, soprattutto nel metodo (mi riferisco a quella dei «forconi»), anche per non aver denunciato con coraggio le infiltrazioni mafiose, che in quest’Aula ho avuto modo di indicare con nomi e in modo circostanziato; altre manifestazioni sono state organizzate da un ampio cartello, dalle organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Tutte concordano sul fatto che in Sicilia vi è un costo elevato dei carburanti che mette a serio rischio le capacità competitive di diversi settori economici, strategici e di valore per la vita produttiva della Regione. Mi riferisco in particolare alla pesca, all’agricoltura e allo stesso trasporto locale.
Uno spiraglio si era aperto con la finanziaria del 2007 del Governo Prodi e l’intervento bipartisan di tutti i Gruppi parlamentari con cui era stato previsto un incremento della quota di compartecipazione della Regione Sicilia alla spesa sanitaria a cui doveva corrispondere la retrocessione di una quota delle accise sugli oli minerali raffinati sul territorio siciliano. Tale disposizione non è stata mai applicata, a causa – si dice – di difficoltà di ordine tecnico e interpretativo frapposte dal Ministero dell’economia e delle finanze che hanno determinato il mancato adempimento da parte dei Governi, che nel frattempo si sono succeduti, degli atti necessari a garantire l’applicazione di una legge vigente.
Ricordo a tutti i colleghi che gran parte del petrolio importato in Italia viene raffinato in Sicilia. Ci sono ben cinque raffinerie, tre in provincia di Siracusa (Augusta, Melilli e Priolo), una in provincia di Messina (Milazzo) e una in provincia di Caltanissetta (Gela). Si raffina circa il 42 per cento del totale di greggio lavorato in Italia: i costi di questa lavorazione sull’ambiente sono elevatissimi e ci sono conseguenze dannose anche sulla salute dei cittadini, i quali ancora oggi vivono una condizione di vera e propria malattia sociale. A tale riguardo, diverse denunce sono state presentate in modo puntuale dagli stessi lavoratori che operano in queste raffinerie e dalle associazioni ambientali. La Sicilia consuma 2.258.000 tonnellate di carburanti, il 15 per cento di ciò che raffina.
Questi dati dimostrano che le questioni poste sono serie. Abbiamo di fronte a noi due strade. La prima è quella che punta ad abbattere direttamente la quota di accise che dovrebbe essere trasferita, abbassando il prezzo alla pompa per i consumatori: piuttosto che trasferire una quota delle accise, come previsto dalla norma, si potrebbero ridurre le accise sui prodotti immessi sul mercato in Sicilia, garantendo così un prezzo più basso, che consentirebbe sia ai consumatori che agli operatori economici di competere al meglio in questo momento di crisi difficilissima per l’intero sistema economico italiano. L’altra strada è quella della compensazione, e ci auguriamo che anche questa non sia messa da parte.
Colleghi, per decenni ci si è confrontati; alla fine, al di là di chi ha utilizzato tali questioni in modo demagogico e strumentale o in modo serio, i grandi interessi hanno avuto ragione. Mi auguro che questo Governo e l’Aula del Parlamento aprano una strada nuova, per mettere la Sicilia in condizioni di competere e arricchire il nostro Paese di questa risorsa produttiva così importante.




