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Sicurezza, con approvazione decreto fatto passo in avanti

sicurezzaIl decreto legge sulla sicurezza delle città è stato trasformato in legge. Oggi al Senato abbiamo approvato definitivamente una serie di misure su un tema rispetto al quale la politica si trova spesso in affanno, perchè ancora non riesce a fare proposte chiare e decise.

La sicurezza per le forze progressiste non deve essere affrontata con timore, non bisogna avere paura di indicarla come un diritto di nuova generazione, a mio avviso addirittura di rango costituzionale.

Naturalmente c’è una sicurezza regressiva, cioè negativa, antisociale, discriminatoria, attenta solo a punire i deboli e gli immigrati senza fare nessuna differenza, ad esempio, tra chi è onesto e viene nel nostro Paese perchè fugge da guerre, persecuzioni e fame e chi, invece, viene per delinquere e per organizzarsi in modo criminale sulla scia delle nostre organizzazioni mafiose, tanto da essere indicate con il nome di mafie (albanese, slava, russa, nigeriana, cinese …).

La sicurezza può essere pensata e organizzata in modo progressivo e positivo, mettendo insieme sia la dimensione del rigore contro chi commette reati con quella della promozione sociale e dell’integrazione, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla povertà e all’emarginazione che stanno diffondendosi nei quartieri delle nostre città, grandi o piccole che siano.

La legge approvata finalmente definisce meglio il tipo di cooperazione che deve esistere tra i vari livelli istituzionali che sono chiamati a governare concretamente la sicurezza nei territori. Così anche viene definito un piano di riqualificazione urbana, in particolare nelle periferie, per adesso limitata alle città metropolitane e ai comuni capoluogo, ma che a mio avviso deve essere estesa a tutti gli altri centri abitati.

Si tratta di un primo passo. Ancora molto rimane da fare. E’ necessario avere più coraggio, per mettere insieme un mix di interventi corposi in grado di far fare alla sicurezza un vero salto di qualità, sia sul versante sociale che su quelli repressivo e penale.

Giuseppe Lumia