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Il PD RIMANE A RISCHIO. BISOGNA PUNTARE SUL CAMMINO DEL CAMBIAMENTO

Al di là di come si vogliono leggere gli ultimi risultati elettorali delle Amministrative una cosa è certa: si confermano tutti i problemi di cui soffre gravemente il PD. Anche nelle città dove va bene si affermano Sindaci progressisti spesso frutto di una discontinuità con la gestione del PD, soprattutto degli ultimi anni, e risultano capaci di unire un vasto arco di forze politiche legate al Centro Sinistra e al Civismo Democratico.

Il PD non può lasciare scorrere il tempo e limitarsi a una sterile opposizione giocata tutta a testa bassa ad un governo 5 Stelle – Lega, tralasciando inevase le ragioni del suo tonfo elettorale, ideale e sociale.

La necessità di un suo radicale cambiamento rimane ancora intatta. Il futuro del PD è ancora a rischio. I suoi mali vanno curati bene e non lasciati incancrenire. Alcune cose vanno messe a fuoco prima che sia troppo tardi.

1. Le domande dirompenti di uguaglianza e di sicurezza vanno fatte proprie senza più indugi dal PD con delle idee-progetto chiaramente progressiste e di sinistra, condivise e popolari. Non sarà facile ma bisogna trovare le risposte più adeguate e coerenti con la natura progressista che il PD deve innanzitutto recuperare.

2. Il progetto sull’Europa non può essere la difesa dell’esistente anche sul tema spinosissimo degli immigrati. Su questa base le prossime elezioni europee sono già compromesse in partenza. Bisogna voltare pagina e puntare dritto agli Stati Uniti d’Europa chiamando a raccolta tutti i partiti della sinistra e del progressismo europeo per definire insieme Manifesto e Tappe della formazione degli Stati Uniti d’Europa.

3. Il “Partito IO” rimane il male e il “Partito NOI” l’obiettivo da raggiungere al più presto. Il Congresso di conseguenza potrebbe articolarsi in due fasi. In una prima bisogna porre al centro l’identità, le idee, i programmi, i modelli organizzativi che il PD vuole dotarsi. Solo nella seconda fase si dovrà lasciare spazio alle primarie per selezionare la leadership più adatta a realizzare un Partito ben strutturato nei territori e che sia Progressista, Popolare, Europeo.

4. L’idea elitaria della Lista di un “Fronte Repubblicano” da far esordire alle prossime elezioni europee rischia di essere l’anticamera del disastro finale perché ancora una volta rischia di scivolare sulla innaturale alleanza tra PD e Forza Italia che già è stata rigettata e mortificata in più occasioni dagli elettori mentre abbiamo bisogno di costruire un centro-sinistra vasto, coeso, moderno, aperto al Civismo Democratico e in grado di rilanciare la sfida del cambiamento del Paese in chiave sociale e di promozione del lavoro a cominciare dal rilancio dirompente ed inedito di tutto il Sud.

Fermare o attutire, pertanto, il cammino del cambiamento del PD rischia di diventare un tragico errore. Pensare di superare i problemi attraverso la trasformazione del PD in una indistinta formazione neocentrista è un altro rischio da non correre. Viceversa investire sulla sua natura Progressista e Popolare può dare finalmente risultati attesi e duraturi nel tempo oltre che in grado di prendere la giusta misura sulla sfida che il governo 5 Stelle – Lega sta lanciando alla società italiana e alle stesse forze democratico-progressiste.

Giuseppe Lumia