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IL PD AL CONGRESSO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI PER RIDEFINIRE IDENTITÀ E PROGETTO

Il risultato elettorale anche del Ballottaggio conferma ancora una volta  che il PD è seriamente a rischio… Finalmente si converge almeno su questa scontata  previsione. Per il resto le differenze restano notevoli, per molti versi inconciliabili.

 

Cominciamo a metterne a fuoco qualcuna.

 

  1. Sulla strada da percorrere

 

Si propone, addirittura, di costruire il “Fronte Repubblicano”, alias una forza politica sostanzialmente  neo-centrista e capace di mettere insieme PD e FI. È facile intuire che il risultato sarebbe un vero e proprio disastro: sia ideale che elettorale! Dal PD, semmai,  deve nascere un Partito Progressista Popolare ed Europeo in grado di unire il Centro Sinistra e aprire al Civismo Democratico, come hanno fatto quei pochi Sindaci ancora  vincenti e come hanno dimostrato di saper fare Caudo a Roma. e  i dieci Sindaci pugliesi,  sulla scia di Emiliano.

 

  1. Sui punti qualificanti l’ancoraggio al Paese

 

C’è chi ritiene che sia necessario  riproporre la strategia e i contenuti classici del buon governo che ci hanno caratterizzato il Centro Sinistra da Prodi in poi. Senza comprendere che il referendum costituzionale e la sconfitta cocente del 4 Marzo avevano già bocciato tali modelli di governo, soprattutto a trazione renziana.

È giunto il momento, anzi siamo in notevole ritardo, per affrontare le sfide delle sfide in chiave radicalmente inedita: le domande di uguaglianza e di sicurezza. Così pure vanno sciolti i nodi della lotta alle povertà, del rilancio storico del Sud del Paese e della valorizzazione delle nuove generazioni nell’accesso all’Universita’, ai Centri di Ricerca e di Innovazione e soprattutto del loro rapporto con il lavoro che manca e con il lavoro che cambia.

 

  1. Come approcciare il nodo dolente dell’Europa

 

Cadere nella trappola di difendere l’attuale Europa nella gestione dei flussi migratori e delle politiche di rigore ci trascinerebbe in un’altra sconfitta micidiale. Dobbiamo avere il coraggio di sottoporre a dura critica l’Unione Europea e di avanzare l’idea-progetto degli Stati Uniti d’Europa per rendere la prossima legislatura europea costituente di tale strategico obiettivo.

 

Ecco perché le divisioni sono profonde e difficilmente componibili. Un Congresso rifondativo  diventa pertanto inevitabile. Sarebbe opportuno  strutturare una prima parte di un Congresso articolato solo per Mozioni sulle idee di Paese e di Europa, sull’identità e sull’organizzazione del PD, sulle strategie di alleanze da ricercare. Solo successivamente andare ai Gazebo per le Primarie così da scegliere la  leadership più adatta e condivisa ed  evitare l’ennesima conta di potere sul Segretario “Io” che ha distrutto il Partito “Noi” progettuale, di comunità, radicato e plurale, aperto ai soggetti sociali…

 

Riusciremo a prendere sul serio la crisi del PD? Più che una scelta è oramai una necessità.

 

Giuseppe Lumia