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Giù le mani dei boss da Pachino

comune_pachinoLa mafia era interessata alle elezioni amministrative del 2014 nel Comune di Pachino per controllare il florido mercato del pomodorino. Come ha dichiarato il prefetto di Siracusa Gradone alla Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie ‘proprio nell’anno in corso si è avuto modo di verificare un tentativo di infiltrazione dei sodalizi mafiosi nell’apparato amministrativo nel Comune di Pachino. Si è in particolare accertato il tentativo, non riuscito, da parte di Salvatore Giuliano, personaggio di spicco della criminalità organizzata locale, recentemente scarcerato, di fare eleggere un sindaco a lui gradito. Tale progetto era, evidentemente, finalizzato ad ottenere favori dall’amministrazione comunale, quali l’aggiudicazione d’appalti, commesse a trattativa privata, posti di lavoro ed altre attività”.

A tal proposito ho presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’interno e della giustizia per puntare i riflettori sulla mafia nel siracusano, la commercializzazione del pomodoro di Pachino, la presenza in libertà del boss Salvatore Giuliano e le pesanti minacce che lo stesso boss Giuliano ha rivolto pubblicamente al giornalista Paolo Borrometi (“non toccare la mia persona e la immagine perche’ ti rompo il c..o”).

Di seguito il testo integrale dell’interrogazione.

Giuseppe Lumia

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Atto n. 4-06329

Pubblicato il 15 settembre 2016, nella seduta n. 679

LUMIA – Ai Ministri dell’interno e della giustizia. –

Premesso che secondo quanto risulta all’interrogante:

Pachino, in provincia di Siracusa, è una cittadina di elevate tradizioni culturali e rappresenta un contesto produttivo di enorme valore, soprattutto nel comparto agricolo, con in testa il famoso “pomodoro di Pachino”. Pachino è pertanto una comunità sana, onesta e laboriosa. Da tempo tuttavia vive un’emergenza per via della recrudescenza criminale e mafiosa che la riguarda e che è stata portata all’attenzione da diverse operazioni delle forze dell’ordine, della Procura distrettuale antimafia di Catania e di Siracusa. Un contributo importante in tal senso lo ha dato l’associazione “Antiracket ed antiusura”. Di recente, è salita alla ribalta nazionale grazie alle inchieste del giornalista Paolo Borrometi, sul sito “LaSpia” e riprese da alcuni organi di informazione nazionali;

proprio nel territorio di Pachino opera Salvatore Giuliano, già condannato per il reato di cui all’art. 416-bis del codice penale e con precedenti importanti per traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni ed usura;

il 25 maggio 2014 (con turno di ballottaggio il 9 giugno) si sono svolte le elezioni amministrative e, come affermato con giusta nota (protocollo n. 3132, del 3 marzo 2015) alla Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, il prefetto di Siracusa, dottor Gradone (nota ripresa dalla stampa), “proprio nell’anno in corso si è avuto modo di verificare un tentativo di infiltrazione dei sodalizi mafiosi nell’apparato amministrativo nel Comune di Pachino. Si è in particolare accertato il tentativo, non riuscito, da parte di Salvatore Giuliano, personaggio di spicco della criminalità organizzata locale, recentemente scarcerato, di fare eleggere un Sindaco a lui gradito. Tale progetto era, evidentemente, finalizzato ad ottenere favori dall’amministrazione comunale, quali l’aggiudicazione d’appalti, commesse a trattativa privata, posti di lavoro ed altre attività”;

il boss Salvatore Giuliano sarebbe ritornato a delinquere e, grazie alla sua caratura criminale, sarebbe stato investito direttamente dal capomafia del clan Trigila, operante nel versante meridionale della provincia di Siracusa. Antonino (detto Pinuccio) Trigila in un colloquio in carcere (come riportato testualmente in un articolo del 5 settembre 2016 su “LaSpia”): “Ora, quando esce Turi… Turi Giuliano… gli dico: ‘tutte le situazioni di là (del comprensorio di Pachino), prenditele nelle mani, prenditi tutto in mano”;

a Pachino, negli ultimi due anni “si è ritornati a sparare” con diversi omicidi. Nel comprensorio insistono due importanti mercati: quello ittico (a Portopalo) e quello ortofrutticolo (con particolare riferimento al pomodoro ciliegino che prende il nome dal luogo di origine e alla gestione della “campagna delle angurie”). Proprio quello ortofrutticolo è stato interessato da un’importante operazione di polizia (del locale commissariato di pubblica sicurezza) definita “Ciliegino” e che ha portato all’arresto di due esponenti della locale criminalità (un terzo è morto poco tempo prima), Carlo Massa e Giuseppe Caruso. I tre, secondo quanto emerso dalle indagini, “in concorso tra loro, dal 2009 al 2011, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso compivano atti di concorrenza illecita nell’esercizio dell’attività commerciale di autotrasporto ponendo in essere reiterate minacce nei confronti di produttori agricoli della zona sud della provincia di Siracusa, specie Pachino e Rosolini, nonché di titolari di imprese di autotrasporto concorrenti operanti sul territorio con l’intento di acquisire più numerose commesse di trasporto”;

ancora oggi i produttori agricoli onesti che faticano quotidianamente per raggiungere livelli di produzione accettabili e qualificati sarebbero soffocati dall’imposizione di due tipi di estorsione: il 3 per cento sulla produzione (come si legge nell’articolo citato de “LaSpia”) e l’obbligo di rivolgersi a ditte di autotrasporti “amiche” (in questo caso ci sarebbe direttamente l’interessamento del capo clan Trigila). Lo stesso mafioso Salvatore Giuliano sovrintenderebbe alle estorsioni nel comprensorio di Pachino, arrivando fino alla vicina città di Rosolini, con l’aiuto di diversi altri personaggi del luogo, quali i fratelli Giuseppe e Giovanni Aprile oltre a Giovanni Tuminello, Davide Russo e Benedetto Cannata (già coinvolti e condannati nel processo “Nemesi” che prese l’abbrivio dall’omonima operazione di pubblica sicurezza). Questa fiorente attività criminale è stata più volte segnalata dalla locale associazione “Antiracket ed antiusura”;

come emerge da notizie di stampa, sempre a Pachino si è strutturato un vero e proprio sistema relativo alla gestione illegale dei videopoker che frutterebbero migliaia di euro al clanmafioso. Proprio per volere di Pinuccio Trigila, la gestione sarebbe passata di mano, da Gaetano Liuzzo Scorpo a (prima del suo arresto) Salvatore Collura. Sarebbe sempre il capomafia Pinuccio Trigila a far arrivare una parte degli ingenti guadagni (400 euro al mese), direttamente alla moglie Nunziatina Bianca e alla figlia Angela;

subito dopo la pubblicazione di alcuni articoli sempre del giornalista Borrometi, il boss Salvatore Giuliano lo ha minacciato e insultato pubblicamente, scrivendo: “Sono Salvatore Giuliano, a quel giornalista così Valente (…) dico solo non toccare la mia persona e la mia immagine” (questa è solo una delle miriadi di messaggi minacciosi rivolti al giornalista). Metodo aggravato dalla diffusione del social network che ha permesso a Giuliano non solo di intimidire con minacce gravi il giornalista (fatto di per sé rilevante), ma anche di provocare in chi leggeva l’articolo una sorta di paura sociale avvalorata dai fatti criminali di cui lo stesso boss si è macchiato. Nonostante ciò al boss Salvatore Giuliano, incredibilmente risulta che sia stata revocata la sorveglianza speciale dal magistrato competente,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, per sostenere lo sviluppo sano del territorio, promuovere incentivi verso le attività agricole, artigianali e commerciali, sostenendo anche la promozione dei diritti sociali e di una cultura della legalità, a sostegno dell’attività svolta dalle scuole e dal mondo dell’associazionismo e del volontariato;

quale iniziativa il Ministro dell’interno intenda intraprendere per rafforzare il controllo del territorio da parte delle forze di polizia, supportare il movimento antiracket, sostenere la verifica del legale andamento dei mercati ittico ed ortofrutticolo ed attuare l’applicazione meticolosa dei protocolli di legalità, al fine di promuovere un sano sviluppo e di sostenere un maggior numero di denunce contro chi soffoca la filiera;

quali iniziative il Governo intenda intraprendere per sostenere la Direzione distrettuale antimafia di Catania e la Procura di Siracusa nell’azione di repressione della mafia e dell’illegalità, volta a monitorare i boss scarcerati e l’attività criminale di corruzione e collusione che intraprendono nuovamente nel territorio;

quali iniziative il Governo intenda assumere per colpire il meccanismo di riciclaggio con una meticolosa prevenzione nei confronti delle attività finanziarie e bancarie e dei flussi mafiosi che dalle altre province siciliane confluiscono nel siracusano;

quali iniziative il Governo intenda intraprendere per verificare la regolarità delle elezioni amministrative del 2014 e del sistema delle collusioni amministrative;

quali iniziativa il Governo intenda intraprendere per supportare e tutelare dalle continue e gravissime minacce di morte il coraggioso giornalista Paolo Borrometi, già nominato con un “motu proprio” dal Presidente della Repubblica, cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana;

quale iniziativa di propria competenza il Ministro della giustizia intenda intraprendere, per verificare la regolarità del provvedimento giudiziario di revoca della sorveglianza speciale;

quali iniziative di competenza si intendano intraprendere, affinché il capomafia Antonino (detto Pinuccio) Trigila non possa, dal carcere, inviare i suoi messaggi all’esterno;

quali iniziative di propria competenza i Ministri intendano intraprendere, per favorire e sollecitare nuove indagini che possano liberare il territorio da queste presenze così pervasive.