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A 100 ANNI DAI “LIBERI E FORTI” DI DON STURZO. PERCHÉ TANTO INTERESSE?

Sono passati ben 100 anni dall’appello lanciato da Don Sturzo “a tutti gli uomini liberi e forti”.

Sgorga  curiosità e interesse per il pensiero politico di questo coraggioso e originale Sacerdote  che è sicuramente da apprezzare ma anche da capire.

La crisi del pensiero popolare in Italia e in Europa è sotto gli occhi di tutti. È una crisi profonda, come  anche quella del pensiero progressista. I due pensieri brancolano nel buio, annaspano, un po’ perché  sono stati sviliti, mortificati e buttati nella polvere da una classe dirigente mediocre e incapace, un po’ perché le  inedite sfide  interne all’Occidente e alla globalizzazione hanno spiazzato alcuni presupposti teorici e culturali su cui si reggevano. Ma lo spaesamento dei popolari e dei progressisti non può e non deve durare a lungo, perché sta generando dei vuoti che a partire da filoni populisti e sovranisti  rischiano  di far davvero male all’umanità.

Ritornare allora alla radice non può far male,  anzi tutt’altro! Stesso ragionamento vale anche per Gramsci e Gobetti e altri pensatori dei vari filoni emancipativi del cammino del pensiero moderno.

In Don Sturzo si annidano ancora  diverse idee stimolanti su cui lavorare. Ne cito una su tutte, per la rilevanza sociale che ha, sulla quale abbiamo fatto,  in questi ultimi anni,  errori micidiali. Mi riferisco al ruolo delle Autonomie  Locali. L’Italia ha costruito nel valore del territorio una storia straordinaria che la contraddistingue e ne fa un punto di identità. Verso la fine della prima Repubblica gli Enti Locali si erano trasformati  in macchine spesso clientelari e di intermediazione burocratica, affaristica e in molti casi anche mafiosa. Lavorarci sopra  con rigore e severità è stato un bene. Avere ecceduto in tagli di spesa pubblica e   in razionalizzazione (cioè chiusura)  dei servizi pubblici essenziali e vitali, come Scuole, Ospedali  e Tribunali, alla fine si è rivelato un vero e proprio male.

Se ci fossimo rifatti realmente a don Sturzo questo errore non lo avremmo certamente commesso.

La Scuola, la Sanità, la Giustizia  “di prossimità”  sono straordinarie  risorse da cui ripartire e bisogna smetterla di considerarle un limite allo sviluppo sostenibile.  Così anche le Province, semmai,   andavano realmente cancellate per passare ai liberi Consorzi  dei Comuni,  come proponeva Don Sturzo. Anche su questo si sono fatti errori grossolani,  per cui oggi abbiamo un sistema ibrido di governance delle Province che fa acqua da tutte le parti.

Naturalmente non basta tornare all’origine per ridare vigore al pensiero popolare. C’è anche la necessità di osare con coraggio pensieri nuovi: ad esempio,  per superare la ormai fallimentare Unione Europea e per evitare che si  ritorni  allo schema disastroso  dello Stato-Nazione,  occorre  investire progettualmente e senza esitazioni sugli Stati Uniti d’Europa.  Don Sturzo oggi sicuramente, di fronte a questa esaltante  sfida,  non si sarebbe tirato indietro.